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giovedì 30 agosto 2012

Italiano (6): Talità Kum 01072012


Nel libro del Levitico c’è un intero trattato sulla purità e sull’impurità (Lv 11-16). Anche nel libro dei Numeri si trova questo tema che dice: "Quanto l’impuro avrà toccato, sarà impuro; chi lo avrà toccato sarà impuro fino alla sera". Nel mondo biblico c’era una vera e propria paura dell’impurità perché l’essere impuro non possiede tutta la vita che dovrebbe possedere e quella parte di vita mancate è occupata dalla morte.  "Impuro", infatti, equivale a "mancante di vita". La donna che "aveva perdite di sangue da dodici anni" è impura ed è impura anche la figlia di Giàiro perché è "morta"  Il testo biblico dice che in ambedue i casi Gesù è venuto a contatto con loro ("venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello" / "Prese la mano della bambina e le disse: "Talità kum"").
Gesù non ha subito l’impurità di ciò che ha toccato, ma, viceversa, è stato Lui a trasmettere la vita alle due donne. Perché è successo così? Quando il contatto avviene tra persone umane, viene trasmessa l’impurità. Quando, però, c’è il contatto tra Dio e le persone, essendo Dio la vita in assoluto. Quindi non solo l’impurità non viene trasmessa, ma è la vita che transita da Dio alla creatura umana. I due miracoli riportati dal brano evangelico (Mc 5,21-43), la guarigione dell’emorroissa e la rivivificazione della figlia di Giàiro, mostrano e dimostrano almeno tre cose: il potere taumaturgico di Gesù, la sua capacità di donare la vita e la sua divinità. La stessa cosa anche nel libro della Sapienza che dice “Dio non ha creato la morte”. Molto spesso nel mondo cristiano il miracolo viene compreso come un regalo di Dio al miracolato. Il miracolo, dunque, è un "segno" che indica la divinità di Gesù e la strenua volontà del Signore di donare la vita agli uomini. Il miracolo anticipa il dono della vita che, alla fine della storia, è per tutti.

Italiano (5): Il tesoro nascosto


Noi non siamo felici, perché? Perché forse abbiamo tante cose; siamo sopratutto colmi di desideri e di sogni. Ma non ci sentiamo felici. avvertiamo che ci manca sempre qualcosa; che ciò che abbiamo non ci basta, che I nostri desideri vanno molto al di là di ciò che abbiamo. Spesso tentiamo di calmare I nostril desideri dicendo a noi stessi che bisogna contenarsi, non desiderare di più.
Quello che cerchiamo e non troviamo, Gesù ce lo presenta con due meravigliose e semplici parabole: c’era un Tesoro nascosto in un campo e c’era un mercante che andava in cerca di perle preziose. La domanda è “chi è il Tesoro e la perla di preziosa?
Il Tesoro e la perla preziosa è colui che vale più di tutte le cose che un uomo possiede. Cioè possiamo dire è Gesù Cristo stesso, chef a venire il regno di Dio. Era difficile scoprire la presenza del regno di Dio in Gesù. Perché nella Sua esistenza umana semplice e commune esso si nascondeva. Ma chi ha veramente il desiderio di Dio, trova il Tesoro e la perla veri. Salmone nella prima lettura ha scoperto il vero Tesoro: il potere non basta per far vivere, ma Dio si. Dio infatti vale più di ogni altra cosa. Le cose non bastano a fa vivere veramente gli uomini; il dono della sapienza divina fa comprendere che il Tesoro che conta più di tutti gli altri è Dio.
Che cosa è Il Tesoro molto importante della nostra vita? Qual’ è il nostro Tesoro che sia il piu importante? La risposta dovrebbe essere il desiderio di Dio. Però se non secgliamo il desiderio di Dio; se non abbiamo gli altri desideri, che cosa succede? Allora, Gesù racconta un’ altra parabola: I pescatori la tirano, raccolgono I pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Quindi, dovremmo sapere il nostro Tesoro, lo sceglieremmo e lo faremmo.

Latina (3): Loquamur Cotidie Latine


1.     Loquamur Cotidie Latine[1]

Salve (salvete) Mane!               =         Selamat pagi!
Salve (salvete) Meridie!                       =         Selamat siang!
Salve (salvete) Vesperae!         =         Selamat sore!
Salve (salvete) Nocte!              =         Selamat malam!

Salve Magister!                                                Halo guru!
Salvéte![2]                                              Halo!  
Salve et tu                                           Halo juga
Ego sum Adrianus                               saya Adrianus
Ego sum Magister                                saya seorang guru
Ego sum Magister Latinae                   saya seorang guru Latin
Quómodo valétis?[3]                              Bagaimana keadaanmu?/How are you?(plural)
Ego bene váleo.                                   Saya baik-baik saja/saya sehat
Grátias vobis ago.                                (Saya mengucapkan) terima kasih.
Mihi nomen est Julius.[4]                                    Nama saya Julius.
Ego discípulus sum.                             Saya seorang murid
Quomodo vales, magister?                   Bagaimana keadaanmu, guru? 
            Placet                                                  ok/baik/menyenangkan
            Quómodo vos valétis?                         Bagaimana keadaan kalian?
Óptime valemus.                                 (Kami) sangat baik
Multas grátias ágimus tibi.                   (Kami mengucapkan) terima kasih banyak.
            Quis es tu?                                           siapakah engkau? /Who are you? (tunggal)
Et tu, quis es?                                      Dan engkau, siapakah engkau?
Quod nomen tibi est?[5]                         Siapa namamu?/What is your (tunggal) name?
Mihi nomen est Christinus.                  Nama saya Kristinus
 Ego Latíne loquor.                             Saya (bisa) berbicara Latin
Quantum possum, Latíne loquor.        Sedapat mungkin, saya berbicara Latin

Quis est ille?                                        Siapa dia?
Loquerís-ne Latíne?                             Apakah engkau berbicara bahasa Latin?
Quid ais?                                              Apa yang engkau katakan?
Non intéllego.                                      Saya tidak mengerti.

Intellegís-ne?                                        Apakah engkau mengerti?
Ego non intéllego.                               Saya tidak mengerti
Minime                                                            tidak
Ita est/sane/certe                                ya/tentu saja
Profécto ita est.                                   Ya, sungguh demikian.


[1] Harafiah: “Hendaknya/ Marilah kita berbicara Latin setiap hari”.
[2] Berasal dari kata kerja “salvare” (menyelamatkan). Maka “salvete” arti harafiahnya “kalian selamatlah” (imperativus pluralis). Sedangkan “salve”(imperativus singularis)
[3] Invinitivus: “valere” (sehat). Maka kalimat di atas secara harafiah “Bagaimana kalian berkeadaan (sehat)?” Untuk imperativus singularis: “vale”. Kata kerja ini bisa digunakan juga saat berpisah: “valete!” atau “vale!”.
[4] Harafiah: “Padaku ada nama Julius.” Kadangkala “Julius” juga bisa dalam casus dativus “Julio”.
[5] Harafiah: “Apa nama ada padamu?”

Buku-buku Liturgis (1)


BUKU-BUKU LITURGIS:
Teks Asli, Storia dan Tipologi

I. Pengantar
Dalam kesempatan ini, saya hendak menulis sebuah artikel yang berkaitan dengan buku-buku Liturgis khususnya dalam ritus Katolik Romawi yang ternyata mempunyai kekayaan yang luar biasa. “Buku-buku Liturgis” ini sebetulnya adalah salah satu mata kuliah yang saya peroleh sewaktu belajar Liturgi semester I di Pontificio Istituto Liturgico di Sant’Anselmo, Roma. Professor C. Folsom, seorang rahib dan Imam Benediktin, di awal kuliah mengatakan sebuah frase “LAETI BIBAMUS SOBRIAM EBRIETATEM SPIRITUS” yang tentu saja membuat semua student waktu itu mengkerutkan dahi. Bahkan termasuk beberapa student Itali walaupun mereka mempunyai bahasa yang kurang lebih sama karena bahasa Italia berasal dari bahasa “Ibu” Latin. Bukan hanya karena frase itu bahasa Latin, tetapi juga karena diucapkan dengan antusias tepat di bagian awal kuliah. Di satu sisi, membuat para student tertantang tetapi di sisi lain bisa jadi “pasrah”, atau tepatnya “kalah sebelum berperang” atau bahkan antipati karena memang bahasa Latin bisa menjadi momok yang menakutkan. Belum lagi, penjelasan mata kuliah ini semuanya dalam bahasa Italia.
      Waktu itu, saya tidak mengerti persis maksud frase tersebut. Bahasa Italia belum mahir, pengetahuan Latin juga terbatas (Mengetahui Elementa Lingua saja, saya pikir lebih dari cukup). Tambahan lagi, pengetahuan akan tradisi Liturgi yang sangat minim. Untunglah, di kuliah akhir, arti dan makna frase itu terungkap, kendati mungkin tidak persis dengan apa yang dimaksud sang Professor. Tetapi sekurang-kurangnya saya bisa memahami arti harafiah atau makna literal dari frase itu –yang adalah bagian dari persiapan ujian akhir dari kuliah tersebut, siapa tahu sewaktu-waktu sang Profesor menanyakannya. 

Bersambung...